giovedì, 17 gennaio 2008

Ci fu un tempo in cui la Libera Università era un posto in cui chi aveva appreso un mestiere, nella bottega dell’architetto o del cerusico, andava ad ascoltare chi quel mestiere lo sapeva fare meglio, il Luminare, con il solo scopo di imparare, apprendere, conoscere, elevare la sua cultura. Era una istituzione aperta, libera e universale, senza professori e senza burocrazia.

Oggi non esiste nulla simile. Oggi l’università è una scuola. Una scuola come le altre dove chi insegna, spesso (con le dovute e numerose eccezioni), è qualcuno che non ha mai fatto altro e dove chi frequenta è lì, non già per imparare ma, per guadagnare bollini sul suo curriculum. Non più luogo di scambio di saperi ma mera compagna blasonata del più insignificante corso serale di preparazione professionale, inevitabile sportello burocratico, anticamera dell’ufficio di collocamento.

Questo è l’università di oggi. Ed è per questo che si può permettere ogni tipo di caduta.

Può cadere nell’istruzione negando ai frequentatori una lezione di uno dei massimi teologi dei nostri giorni; può cadere nel protocollo negando ad un (ex-)docente di tenere una lettura, può cadere nella sua natura universale negando la parola a chi potrebbe non essere concorde con i “signori” dell’ateneo; può cadere nella sua natura libera praticando la censura nei confronti di chi è esterno ad essa; può cadere nella forma negando la parola ad un Capo di Stato di estero. Ed è così che una istituzione, che dovrebbe essere simbolo di libero pensiero, anziché essere positiva, nega.

E, negando, inevitabilmente cade (ma sicuramente non dall’alto).

Come sarebbe stato più elegante vedere il Sommo Pontefice parlare da una cattedra universitaria; come sarebbe stato più libero assistere ad un confronto, purché colto e civile, con scienziati, docenti e studenti; come sarebbe stato più universale mescere punti di vista contrastanti, in gentile cozzar di parole, per dare vita al Pensiero con la P maiuscola.

Ma tutto ciò non solo non è più patrimonio della “libera” università ma, non è più patrimonio di questa sedicente civiltà. Una civiltà che pensa di essere libera e corretta perché difende tutti ma non se stessa e censura, zittisce, elimina chi non lo fa.

Pensate a quanto sarebbero stati felici i collettivi studenteschi di accogliere Caruso (onorevole non lo chiamo) per la solenne cerimonia; quali onori sarebbero stati tributati a chi ha scoperto come impiantare i geni del salmone nella frutta; e quali lauti banchetti sarebbero stati organizzati per una laurea onoris causa a Totti.

 

E ora ditemi: da che parte starebbe Galileo?

 

Fratel Alberto da Torino

Precettore del Piemonte del Presidio Crociato del Tempio

 

“Non pensate che io sia venuto a portare la pace nel mondo: io sono venuto a portare non la pace ma la spada.” (Matteo 10,34).

postato da: FritzBastard alle ore 20:41 | Permalink | commenti
categoria:cultura, società
lunedì, 25 dicembre 2006
Dissento!
Mi dispiace ma, dissento.
Non posso concordare con la posizione di Santa Madre Chiesa sul caso Welby. Non posso concordare perché amo la Vita, quella vissuta, quella con la “V” maiuscola, quella che Welby aveva lasciato da più di 40 anni.
Parlare di cosa ci renda veramente vivi, veramente uomini, è sicuramente complesso, innegabilmente soggettivo e dà facilmente adito a male interpretazioni, pertanto non lo farò. Ma permettetemi alcune riflessioni.
Non sono un materialista. Non credo che la nostra vita si esaurisca nel e con il nostro corpo materiale, pertanto non sono solo le azioni materiali che possiamo compiere che ci rendono essere umani ma, con esse, anche i nostri pensieri, i nostri valori: il nostro spirito.
Welby aveva perduto da 40 anni le prime ma conservava saldamente i secondi e per essi chiedeva rispetto. E soprattutto chiedeva dignità. Quella dignità che a volte la vita non concede ma che tutti hanno il diritto di avere nella morte.
La nostra società di tecnologie mediche, di prolungamenti forzati di una quasi vita, di esperimenti genetici e di abuso di farmaci, questo lo ha dimenticato.
Dove è finita la serenità con cui lasciava i suoi cari il capofamiglia che radunava attorno al suo letto amici e famigliari per salutarli, perdonarli ed essere perdonato, prima di lasciarli. Serenamente, in casa sua, profondamente, anche se non del tutto consciamente, consapevole che la morte sia la fine inevitabile della nostra vita.
Ancora oggi, in alcune popolazioni eschimesi, chi è prossimo alla morte, la sera, in silenzio nel suo igloo, guarda nel volto uno ad uno i suoi parenti e poi esce e si allontana per andare morire nel gelo della notte polare. Chiamereste questo suicidio? O piuttosto è semplicemente un modo più dignitoso per uscire di scena.
A chi pensa che Dio dà la vita e che solo Dio la può riprendere, mi trova concorde: Dio la vita di Welby l’avrebbe presa molti anni fa non fosse stato per la macchina che lo faceva respirare.
Welby non chiedeva morte ma vita, chiedeva che la sua vita facesse il suo corso e giungesse a compimento.
Perché chi favorisce l’aborto, gli esperimenti sui feti e le manipolazioni genetiche si opponga a questo fa parte delle contraddizioni della nostra epoca che non comprendo più da tempo. Ma che la Chiesa gli neghi le esequie Cristiane non lo capisco. Non lo si può trattare come un suicida pavido e vile di fronte alle avversità della vita. Né si può negare il perdono a chi ha portato 40 anni di sofferenza sulle proprie spalle.
 
Non conoscevo Welby, poteva essere un sant’uomo o il peggior delinquente della storia, non lo so e francamente non me ne frega niente. Welby non sarà mai per me né un simbolo di peccato da condannare né una bandiera di chissà quale libertà ma semplicemente un uomo che cercava umanità.
Ora che ho scritto queste parole mi sento come quei tanti, troppi che hanno strumentalizzato questa vicenda per fini politici o per fare un po’ di chiasso in più a coprire i problemi più seri di cui soffre il nostro mondo. Non ne sono felice ma dovevo dire la mia.
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mercoledì, 23 agosto 2006

Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo. Proiettandoci a una velocità sempre crescente, che la maggioranza non riesce più a sostenere, verso un futuro orgiastico che arretra costantemente davanti a noi - perché è lo stesso modello che lo rende irraggiungibile - crea angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità. In occidente questo modello paranoico è riuscito nell'impresa di far star male anche chi sta bene (566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci). Esportato ovunque, per la violenza dei nostri interessi e quella, ancor più feroce, delle nostre buone intenzioni, il modello occidentale ha disgregato popolazioni, distrutto culture, identità, specificità, diversità, territori, tutto cercando di omologare a sé.

Il marxismo si è rivelato incapace di contenere e di sconfiggere il capitalismo. Perché non è che una variante inefficiente dell'Industrialismo. Capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia. Nati entrambi in occidente, figli della Rivoluzione industriale, sono illuministi, modernisti, progressisti, positivisti, ottimisti, materialisti, economicisti, hanno il mito del lavoro e pensano entrambi che industria e tecnologia produrranno una tale cornucopia di beni da far felice l'intera umanità. Si dividono solo sul modo di produrre e di distribuire tale ricchezza. Questa utopia bifronte ha fallito. L'Industrialismo, in qualsiasi forma, capitalista o marxista, ha prodotto più infelicità di quanta ne abbia eliminata. Per due secoli Capitalismo e Marxismo, apparentemente avversari, in realtà funzionali l'uno all'altro, si sono sostenuti a vicenda come le arcate di un ponte. Ma ora il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo, non fosse altro che per eccesso di slancio.

Su questi temi fondanti però si tace o li si mistifica. Anche le critiche apparentemente più radicali si fermano di fronte alla convinzione indistruttibile che, comunque, quello industriale, moderno, è 'il migliore dei mondi possibile'. Sia il capitalismo sia il marxismo, nelle loro varie declinazioni, non sono in grado di mettere in discussione la Modernità perché nella Modernità sono nati e si sono affermati. Danno per presupposto ciò che deve essere invece dimostrato.
Stanchi di subire la violenza dell'attuale modello di sviluppo e il silenzio complice o la sordità di coloro, politici ed intellettuali, che dovrebbero farci da guida e invece ci stanno portando all'autodistruzione, in una società che non è più capace di recepire argomenti ma solo 'coup de thèatre' abbiamo quindi pensato, recuperando una antica tradizione, di ricorrere ad un MANIFESTO in 11 punti che traccia le linee ideali e culturali di un programma che intendiamo portare anche in campo politico, extraparlamentare e parlamentare. Vogliamo passare all'azione .

Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l'uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete. Chi condivide in tutto o in parte lo spirito del Manifesto lo firmi. Chi vuole collaborare anche all'azione politica, nei modi che preferisce e gli sono più congeniali, sarà l'arcibenvenuto. Abbiamo bisogno di forze fresche, vogliose, determinate, di uomini e donne stufi di vivere male nel "migliore dei mondi possibili" e di farsi prendere in giro. Forza ragazzi: si passa all'azione.
MASSIMO FINI

http://www.massimofini.it/

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categoria:politica, società
venerdì, 04 agosto 2006
di Noreporter.org Marzo 2004
 
A Genova nel luglio 2001 il "Genoa Social Forum" di Agnoletto è riuscito a radunare oltre a, 300 mila persone , 700 associazioni e sigle per manifestare contro il liberismo globale.La domanda sorge spontanea? Chi paga queste decine di migliaia di militanti itineranti, alloggiati e mantenuti per una settimana, fra concerti, conferenze, ospiti d'onore invitati dall'estero? Personalmente sono arrivata a ipotizzare finanziatori di Paesi lontani che nel mondo globalizzato hanno "spinto ed aiutato" questa come le altre manifestazioni antiglobal.
Ad una prima analisi sembrerebbe un pensiero in antitesi, ma riflettendoci meglio le cose non sembrano poi così strane.A conferma un giorno casualmente leggo che……Il Wall Street Journal il 13 agosto del 2001 spiega in parte il mistero di chi paga gli antiglobal. Così il quotidiano finanziario di New York riferisce che, il Genoa Social Forum è ricalcato sul modello di un International Global Forum, finanziato dalla "Foundation for Deep Ecology" una fondazione culturale creata dal miliardario D.Tompkins, e dotata di 150 milioni di dollari. Lo stesso è il padrone della Esprit Clothing Co, una multinazionale dell'abbigliamento giovanile, quindi grazie a questi fondi, l'International Global Forum a detta del Journal " funziona come una finanziaria che fornisce i capitali iniziali per il lancio di gruppi antiglobal in tutto il mondo".Altro denaro arriva anche dai " fondi di solidarietà" che molte organizzazioni sindacali hanno creato. Domanda: Ma questi fondi non dovevano servire per l'aiuto economico ai lavoratori in caso di sciopero prolungato? Anche la cosiddetta "Sinistra al caviale" dei gruppi radicali che fanno capo a D. Mitterand, grande protettrice dei movimenti secessionisti "rossi" - dall'ETA basca agli zapatisti del Chiapas - il cui organo il mensile Le Monde Diplomatique è diretto da B. Cassens uno dei capi di ATTAC il più importante movimento antiglobal francese, contribuisce economicamente alla "causa".
Ma i grandi finanziamenti arrivano da alcuni grandi capitalisti e finanzieri E così apprendiamo che un finanziere ebreo anglo francese T. Goldsmith, speculatore mondiale in metalli preziosi, ha fondato The Ecologist, la rivista dell'ecologismo estremo, cui sono affiliati intere reti mondiali di gruppi ecologisti, dal WWF a Greenpeace e alle reti neo anarchiche. Il figlio di Goldsmith che dirige la rivista è anche il leader del gruppo anarchico "riprendiamoci la strada", contiguo ai Black Block e attore fra i più violenti delle manifestazioni
E così fra le fondazioni che promuovono la liberalizzazione delle droghe e l'eutanasia, un ente che veglia contro il " risorgere del nazionalismo nell' Est europeo", finanzieri che diventano famosi per le loro speculazioni contro la lira ci si rende conto che tutte queste potenze sono collegate fra loro e con alcuni dei più discutibili movimenti " rivoluzionari ".
Agli inizi del 2001 i servizi segreti canadesi hanno segnalato che durante la marcia "pacifista" su Città del Messico intrapresa dal celebre Subcomandante Marcos capo del cosiddetto "esercito zapatista" del Chiapas , lo stesso non aveva come guardie del corpo poveri contadini del Chiapas, ma bensì "anarchici francesi e italiani" ossia gli stessi che parteciparono ai disordini antiglobal a Genova, Seattle, Washington ed ad aspettarli c'erano tutti da D. Mitterand a F. Bertinotti e proprio in quella occasione il World Social Forum invitò Marcos ad un suo prossimo convegno.
Sembra la trama di un film di fantafinanza, invece a quanto pare è realtà. Ma perché miliardari, finanzieri globali spesso a capo di multinazionali promuovono gli anti-global anticapitalisti? Nel 1994 T. Goldsmith e suo fratello lanciarono un progetto chiamato "Eurotopia": lo smembramento degli Stati d'Europa in 75 "macro -regioni" senza sovranità.
Maurizio Blondet nel suo libro " No Global. La formidabile ascesa dell'antagonismo anarchico" spiega che una delle due caste intesa come la grande finanza globale, considera nemici gli Stati Sovrani perché coi loro confini e leggi porrebbero ostacoli alla libera circolazione di merci uomini e capitali ossia alla globalizzazione compiuta; l'altra contrapposta negli scopi ma apparentata dallo sprezzo per la civiltà democratica e dalla capacità di mobilitazione. L'una vuole il Controllo Globale; l'altra propriamente, non vuole perché è incapace di intendere e di volere ( ed è per questo che il supercapitalismo l'apprezza come il migliore degli antagonisti). Ed in tutto questo spesso ignari ed idealisti giovani vengono usati per scopi che perseguono un solo fine comune: distruggere gli Stati sovrani.
 
…….Sai cos 'è l'isola di Wight ? L''isola di chi ha negli occhi il blu della gioventù di chi canta ippi- ippi -ippi . Forse era l'isola ……dei Figli dei Fiori.
Confrontandoli con i moderni "pacifisti" così amano definirsi, sembrano passati secoli.
 

(Milena Zaffaroni)

Lo detto e lo confermo: ignoranti, pieni di contraddizioni e conigli!

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categoria:politica, economia, società
martedì, 20 giugno 2006
Non mi soddisfano completamente le riforme proposte e alcune non mi piacciono proprio.
Ma è ora di smetterla di considerare intoccabile una Costituzione ormai vecchia che regge solo difesa da chi ci ha mangiato con poca democrazia e tanto antifascismo.
 
Se vincerà il SI’ ci potranno essere queste e future riforme per renderla una Carta moderna e davvero portatrice ed emblema di Libertà.
Forse qualcuna non ci piacerà, ma la potremo cambiare di nuovo, e poi di nuovo, e di nuovo… senza demolirne i valori di fondo (la prima parte della Costituzione non sarà toccata).
 
Se vincerà il NO chiuderemo definitivamente la porta ad ogni possibile cambiamento.
E daremo retta, ancora una volta, a chi parla a vanvera e si guadagna voti e pagnotta sulle spalle ignoranti degli Italiani.
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categoria:politica
martedì, 20 giugno 2006
I comunisti hanno vinto le elezioni.
Attenzione: non la sinistra, ma i comunisti.
Già manovrano da tempo il potere Giudiziario (quanti simpatizzanti, se non iscritti, hanno i partiti di estrema sinistra tra la magistratura? Perché ai Militari non è giustamente permesso di schierarsi in politica mentre esercitano le proprie funzioni o essere iscritti ad associazioni sindacali mentre ai magistrati sì?), ora si sono impossessati anche non solo di quello Legislativo ed Esecutivo ma anche della poltrona che dovrebbe fare da garante alla vita politica del Paese.
E il primo atto ufficiale? Liberare di galera il loro braccio armato!
Come è potuto succedere?
Perché nel resto del pianeta, popoli che hanno subito per anni il giogo del comunismo se ne sono disfatti o cercano di disfarsene mentre in Italia lo rifondiamo?
Ammesso che queste istituzioni siano ancora libere e che il meccanismo elettorale funzioni nel rispetto della legge, come può il Popolo Italiano fidarsi di questa gente?
Come si può credere a chi da sempre ripete lo stesso demagogico ritornello di lavoro e giustizia sociale, pace, ambiente, libertà, senza mai scendere sul piano concreto a soluzioni reali?
 
Lavoro e giustizia sociale. Negli ultimi anni i sindacati (figli del partito comunista) non hanno tutelato i lavoratori (disoccupazione e perdita di potere di acquisto dei salari), non hanno tutelato la produzione (crisi della produzione industriale) e, nello stesso tempo, i sindacalisti si sono ingrassati ed hanno fatto carriera in politica, alle spalle dei lavoratori che si lasciano abbindolare da chi sa solo accusare i “padroni” e riempirsi la bocca di slogan ad effetto.
Quando, insieme all’industria, nacquero i sindacati, il loro impegno nell’evitare gli abusi e gli sfruttamenti fu sacrosanto. Ma oggi il sindacato dovrebbe essere il tramite tra industria e lavoratore. Dovrebbe garantire al lavoratore un trattamento equo e dovrebbe garantire all’industria il lavoro. Ma mentre chi produce 8 anziché 10 (e non certo in condizioni di schiavitù) viene immeritatamente tenuto sul posto di lavoro, chi produce 10 è costretto a dividere il suo salario con lui o, peggio, un altro che lavorerebbe onestamente si ritrova disoccupato.
Quello che vorrei vedere è un sindacato che promuova l’armonia tra gli attori della produzione. Un organo che garantisca salari equi, in sintonia con il costo della vita, e trattamento dignitoso alla forza lavoro e, dall’altra parte, garantisca alle imprese una forza lavoro onesta, produttiva, consapevole, fiera del suo ruolo e compartecipe degli obiettivi aziendali, punendo, nel contempo, chi di questa armonia abusa.
Ma questo non è nella dottrina comunista che, da sempre, anziché combattere la povertà, è impegnata a combattere la ricchezza.
Pace. E’ bello avere la pace. E’ comodo avere la pace. E’ economico avere la pace. E’ salubre avere la pace. E’ giusto cercare la pace.
Ma la guerra esiste, c’è, e a volte ci tocca e dobbiamo scendere in campo e combatterla. Possono esserci interessi di politica estera, economici o anche per conservare uno stato di benessere per noi stessi.
Non facciamoci stregare dalla assurda violenza del pacifismo ad oltranza. Non cediamo ad un mondo che vuole essere multinazionale, multietnico, multirazziale, multisessuale, multiqualcosa, multitutto. Questo ci annullerebbe tutti come identità singole.
Solo se siamo consapevoli ed orgogliosi di quello che siamo, della nostra identità nazionale, della nostra identità etnica, religiosa e razziale, e anche sessuale, potremo costruire una convivenza con chi è diverso. Diversamente nulla di nostro sopravvivrà.
Chi non lo capisce è un povero ignorante che non conosce la natura dell’uomo e si rifiuta di aprire gli occhi alla realtà di questo mondo.
Quello che vorrei vedere sono degli Italiani orgogliosi di esserlo, forti, rispettosi degli altri ma né succubi, né venduti e neanche aperti ad ogni costo a ciò che li potrebbe danneggiare solo perché opporsi non sarebbe politically correct. Vorrei vedere la Bandiera Italiana sui simboli dei partiti che ci governano e nelle manifestazioni nazionali e non stracci rossi o multicolore (multi…) o verdure di vario genere…
Ma questo non è nella dottrina comunista che, da sempre, anziché tutelare e promuovere l’Italia e gli Italiani, è impegnata a tutelare e promuovere gli altri, i multi….
Ambiente. Il giorno che gli ambientalisti di sinistra faranno parlare dei problemi dell’ambiente un ingegnere e non una folla di ignoranti isterici o quella checca furiosa, inizierò ad ascoltarli.
Quello che vorrei vedere è la gente che rispetta il mondo in cui viviamo come rispetta se stessa ed elegga un governo che promuova questo al di fuori degli interessi economici di chi veramente regge i fili del pianeta. Vorrei non sentire più le cazzate sulle targhe alterne o le tasse sui SUV ma sentire che con il petrolio ci si può fare qualcosa di più utile che dargli fuoco.
Non ci crederete ma neanche questo è nella dottrina comunista che, da sempre, anziché tutelare l’ambiente e promuovere il progresso sostenibile, è impegnata ad appoggiare (e spesso solo a parole) solo quelle battaglie che gli portano voti, facendo ampio sfoggio di ignoranza e sete di potere e con buona pace di ciò che servirebbe realmente al benessere del pianeta.
Libertà. Beh... ma questo non è nella dottrina comunista.
 
Purtroppo siete più forti voi, che sminuite voi stessi diventando sempre più multiqualcosa, che nascondete dietro uno straccio rosso il fatto di non avere una bandiera vera, che non vi frega niente se migliaia di Italiani che lavorano sono senza tetto perché è più importante rendere confortevoli i centri di accoglienza per clandestini o dare case a coppie di omosessuali, che volete mangiare di più lavorando di meno, che criminalizzate una svastica e considerate simbolo di libertà la falce e il martello, che cacciate i fumatori e costruite stanze per i tossicodipendenti, che liberate Bompressi e non parlate di Ciavardini, che violate la legge forzando i cordoni della polizia per poi invocarla dopo che le avete prese (ignoranti, pieni di controsensi e conigli), che pensate che se c’è la guerra è colpa dei militari (se ci sono le malattie è colpa dei medici?)… e devo andare avanti?
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categoria:politica, comunismo, società
domenica, 07 maggio 2006
Questi sono i rappresentanti del  governo prodi ( scritto appositamente in minuscolo, come minuscolo ed insignificante si presenta questo governo, come minuscolo ed insignificante è prodi).
Vedete come i vostri "onorevoli" rendono omaggio a chi è caduto per servire l'Italia.

Le famiglie dei caduti di Nassirya ringraziano.

I 50% meno 24.000 di Italiani ringraziano.

CHE SCHIFO!!!!
funeraliNassiriya
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categoria:politica, comunismo
martedì, 25 aprile 2006
Camerati,
anche quest’anno la solita pagliacciata ma, anche quest’anno:
 
ANCHE SE TUTTI…NOI NO!
 
NOI non andremo per le città sventolando luridi stracci rossi,
NOI non applaudiremo nessun vecchio partigiano che ricorderà commosso le sue "eroiche" imprese (spesso mai fatte visto che la maggior parte dei cosiddetti partigiani lo è diventata il 27 28 aprile…),
NOI non parteciperemo a nessun seminario sulla resistenza e sui suoi (falsi) valori,
NOI, svegliandoci al mattino, non ringrazieremo né lo zio Sam né il baffone moscovita.
 
Perché, oggi come ieri e per mille anni a venire:
 
IL NOSTRO ONORE SI CHIAMA FEDELTÀ!
AdolfBen
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categoria:politica, comunismo, storia, nazismo, società, fascismo
martedì, 04 aprile 2006
Ho visto la Vostra partecipazione a raidue della settimana scorsa.
Come sono stati bravi i giornalisti che hanno intervistato l'On. Rabellino su raidue. Che schifo! Ma è un buon segno se il trattarLo con sufficienza, come se fosse folle, e cercare di dirottare il discorso per screditarLo sono le uniche armi che restano in mano ad un sistema marcio e decadente!
 
Premetto che è da qualche tempo che mi interesso di signoraggio e sovranità monetaria e che ho salutato con soddisazione la Vostra presenza sulla scena politica nazionale.
Ancor più degna di nota è la Vostra denuncia alle banche centrali, una azione di Coraggio e di altissimo Patriottismo e Senso Civico.
 
Ammetto con franchezza che ritengo che un programma come il Vostro sia troppo limitato per costituire una valida alternativa di Governo ma, il coraggio con il quale avete denunciato la situazione attuale è degno del massimo rispetto.
Personalmente stò propagandando la Vostra presenza ed il Vostro programma tra quanti conosco perchè un voto dato a Voi è indubbiamente un voto dato per la consapevolezza di molti altri cittadini.
Qualunque delle due coalizioni vincerà le elezioni, di sicuro le cose non cambieranno, almeno nell'immediato, ma la Vostra presenza contribuirà a portare alla luce uno dei più grandi problemi che affligono il mondo occidentale rendendolo schiavo dei "soliti noti".
 
Sono di destra, tanto di destra. Quella destra patriottica, nazionalista, sociale, popolare e rivoluzionaria che regalò all'Italia ed all'Europa un brillante periodo di Giovinezza e che cadde sotto i colpi congiunti di capitalismo e comunismo, che alla Giovinezza contrappongono da sempre il denaro.
 
Ancora non so se avrete il mio voto ma, per ora vogliate accettare la mia stima (per quello che vale) ed il mio Grazie anche da parte di coloro che ancora non sanno ma che grazie a Voi saranno presto consapevoli.
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categoria:politica, signoraggio
martedì, 04 aprile 2006

Il 30 marzo 2006 è avvenuto un fatto storico: il movimento politico No Euro ha denunciato alla magistratura due istituzioni tanto blasonate e temute, la Banca d’Italia e la Banca Centrale Europea.
Per la prima volta un gruppo di persone ha deciso di provare concretamente a rescindere i fili che legano le mani ai politici che dovrebbero governare lo Stato in nome e per i cittadini e a portare a conoscenza di questi il modo in cui il Sistema Bancario ha reso schiava un intera nazione e il suo popolo.

Veniamo ai fatti. Il movimento No Euro ha depositato presso il tribunale di Milano una denuncia formale contro la Bce e la BdI accusandole di: 1) Attentato all’indipendenza dello Stato 2) Attentato contro la costituzione dello Stato 3) Peculato 4) Associazione di tipo mafioso. Il tutto supportato da reali prove di quanto detto. L’intento è quello di alzare il velo su un sistema che ha prodotto squilibri e storture e che è giunto il momento di cambiare.

Il sistema bancario, in mano a finanzieri privati, ha esautorato lo Stato e le sue istituzioni privandoli della sovranità e dell’indipendenza e sottomettendoli ai propri interessi. Le banche sono padrone della moneta all’atto dell’emissione e attraverso il controllo dell’offerta di denaro e del debito pubblico tengono letteralmente in catene l’Italia e i suoi cittadini.
La Bce stampa le banconote che noi tutti ci ritroviamo in tasca e le “presta” allo stato al valore facciale impresso su di esse, maggiorato di un tasso d’interesse, attualmente al 2.5%. Alla banca stampare banconote costa 3 centesimi. La differenza tra quanto incassa su una singola banconota, su quella da 100 euro incassa 102.50 euro, e quanto spende per stamparla, 3 centesimi, si chiama signoraggio. Esso per la suddetta è pari a 102.47 euro. Queste enormi somme, pari al valore di tutte le banconote in circolazione, vengono occultati nei bilanci e finiscono dritte nelle tasche di chi è padrone delle banche.

La cosa sconvolgente è che lo stato è gravato da un debito pubblico enorme proprio per questo perverso meccanismo e che per ripagarlo e pagare gli interessi su di esso tassi i cittadini, il lavoro, i servizi, i carburanti. Il debito è una gran balla che i politici, collusi e servi del sistema bancario ci raccontano per evitare di toccare questi argomenti.
Lo Stato potrebbe emettere le banconote in proprio, esattamente come avviene per il conio delle monete (ecco perché non hanno introdotto le banconote da 1 e 2 euro, perché su queste monete lo Stato guadagna), e come avveniva con i Biglietti di Stato da 500 lire. Uno Stato privato della sovranità monetaria non può dirsi davvero indipendente e sovrano.

Ma c’è anche di peggio; solo il 15% del denaro è fisico, monete e carta, il restante 85% è sottoforma di credito, annotazioni bancarie, bit sullo schermo di un computer. Tutto questo denaro è letteralmente creato dal nulla in quanto le banche devono detenere come riserva soltanto il 2% di ciò che prestano. Se depositiamo 100 euro la banca può prestarne fino a 5.000! Ricordiamo che il denaro ha valore solo perché noi cittadini lo accettiamo come mezzo di pagamento, senza di noi il denaro sarebbe solo carta straccia, dato che non esiste più nessuna copertura aurifera.
Questo sistema conferisce alle banche un potere enorme, il potere vero, quello che manca agli stati che si dicono democratici e sovrani.

Il popolo non si è mai sentito raccontare queste cose da uomini politici; ma vi immaginate Berlusconi e Prodi che dicono come in realtà siano solo delle marionette, degli uomini di facciata e che in economia non possono prendere nessuna decisione perché le vere leve del potere sono manovrate da altri?!
Ora però qualcosa è cambiato, è nato No Euro, un movimento che come un cavallo di troia entrerà nel sistema per cambiarlo dall’interno, che lotta per tutti gli Italiani, indipendentemente dalla loro ideologia politica, rossa, nera, verde, perché quando si è schiavi lo si è anche si vota per Forza Italia o il partito comunista, perché la battaglia per la vera sovranità non ha colore. Invito tutti quelli che leggono questo articolo ad andare a votare e quando saranno in cabila elettorale a pensare che c’è ancora una speranza per quest’Italia, votare No Euro.


A cura di Fabrizio Orbelli

http://www.noeuro.it/home.htm

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categoria:politica, economia, società, signoraggio